Al cor gentil rempaira sempre amore: Guido Guinizelli

Al cor gentil rempaira sempre amore è la “canzone-manifesto” della nuova maniera poetica iniziata da Guinizelli, poi diventata il testo modello per il canone degli Stilnovisti fiorentini.

La poesia è la classica lode alla bellezza della donna amata, ma con l’importante novità del valore religioso e spirituale dell’amore e, soprattutto, del nesso inscindibile tra amore e cuore nobile.

Anch’esso un caposaldo della poesia di Dante e Cavalcanti.

Il tutto è esemplificato attraverso una serie di paragoni tratti dal mondo naturale e dalla filosofia scolastica (le intelligenze angeliche).

È questo anche il componimento in cui l’autore usa l’immagine della “donna-angelo”, poi destinata ad essere ripresa dallo Stilnovo che ne farà l’elemento emblematico della propria lirica amorosa. 

Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.

Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra prezïosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.

Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
com’ adamàs del ferro in la minera.

Nelle prime tre stanze il concetto fondamentale della canzone, ovvero il fatto che l’amore non può risiedere altrove che in un cuore nobile, viene esemplificato attraverso una serie di immagini del mondo fisico.

L’amore torna nel cuore nobile come nella sua sede naturale, come l’uccello si rifugia nella selva (vv. 1-2), inoltre i due elementi sono connaturati come il sole e il suo splendore (vv. 3-10).

Il cuore nobile è paragonato a una pietra preziosa, che riceve la proprietà dalla stella solo dopo che il sole ne ha cancellato ogni impurità (vv. 11-20, con riferimento alla credenza medievale per cui le pietre avevano poteri particolari per influsso astrale.

L’amore è poi paragonato alla fiamma che arde in cima al candelabro e ogni natura malvagia lo respinge proprio come l’acqua fredda spegne il fuoco (vv. 21-27, con l’ulteriore paragone del diamante, dotato secondo le nozioni del tempo di proprietà magnetiche e che perciò è attirato dal ferro).

Nella stanza 4 c’è un’ulteriore immagine naturalistica con il paragone del fango colpito dal sole.

Rimane vile come l’uomo nobile per nascita che, in realtà, non possiede alcuna virtù, come anche l’acqua è attraversata dalla luce che non trattiene.

La polemica è contro l’antica nobiltà feudale che rivendicava i suoi privilegi in forza del proprio sangue, mentre Guinizelli (e poi Dante) metteranno la nobiltà in relazione ai sentimenti e alle virtù.

Al cor gentile rempaira sempre amore
Dante incontra Beatrice presso il ponte S. Trinità (1883).

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