Angel-A: l’amore celeste che salva e si fa terreno

Angel-A: l’amore celeste che salva e si fa terreno

“Gli angeli ci amano per quello che siamo e il male del secolo è non riuscire ad amare se stessi […] Si soffre perché spinti a correre dietro irraggiungibili stereotipi di bellezza e di successo” 
Luc Besson

Angel-A
, film del 2005 di Luc Besson, girato in nove settimane a Parigi, sua città d’origine si può considerare una fiaba esistenziale e in quanto tale è una pellicola che non va solo vista ma  vissuta; come tutti i film di Besson, del resto.

Luc Besson è tra  i miei registi preferiti in quanto regista libero che, fuori dai canoni commerciali, riesce a produrre film dal carattere universale e allo stesso tempo intimista.

La carica emotiva delle sceneggiature, dei personaggi, della fotografia affascina ogni volta.

Tornato alla regia dopo anni di silenzio con Angel-A, film paragonato a Il cielo sopra Berlino o La vita è meravigliosa; non ha in realtà nessun rapporto con loro, come dichiarato dallo stesso autore.

L’angelo della pellicola è paragonabile, semmai, solo a all’angelo di City of Angels, altra piccola rarità romantico-esistenziale.

In Angel-A, però, per la prima volta, l’angelo in questione è una donna.
Ecco perché quella “A” finale; separata non solo per questo.

Procedendo con ordine, nella scena iniziale si vede André (furfante pieno di debiti con mezza Parigi) che si presenta alle telecamere non per come realmente è ma per come vorrebbe apparire.

Non bellissimo, bassino e soprattutto con poca stima di se stesso.
Besson ama “gli ultimi” e anche per questo il suo cinema è carico di vita.

André non riuscendo a trovare una soluzione per pagare i suoi debiti, decide di buttarsi da un ponte della Senna (non prima di aver pronunciato le fatidiche parole “perché mi hai abbandonato?”, guardando il cielo).

Ma, sorpresa! Qualcuno ha avuto la stessa idea e, prima di lui, si butta nel fiume.

Compiendo il primo gesto altruista della sua vita, anche André si butta e salva la donna angelo.

Inizieranno a girare per l’intera Parigi, dove Angel-A, per sdebitarsi con lui lo aiuterà a recuperare i soldi con metodi poco chiari.

Difatti André pensa che Angel-A si prostituisca, scoprirà  solo più tardi (inizialmente incredulo) che la donna che ha al suo fianco è un angelo, inviato dal cielo con la precisa missione di aiutarlo ad amare se stesso.

Riuscirà nella missione andando anche oltre.
L’amore da celeste si farà terreno.

I due s’innamoreranno e mentre Angel-A gli insegnerà la libertà di essere se stesso; lui le offrirà un futuro, un futuro terreno, cosa che lei da angelo non può avere, in quanto destinata all’eternità.

Angel-A



Il film è un elogio delle differenze e dei contrasti che insieme diventano unità (richiami filosofici): a partire dal bianco e nero della pellicola.

<<In tutti noi – dichiarò Besson – maschile e femminile coesistono>>.

Infatti Angel-A non è che l’alter-ego di André.

La bellezza esteriore di lei e la sua sensibilità rispecchiano l’anima di lui e sarà proprio in un’emozionante scena allo specchio che André inizierà a rendersene conto.

“Perché non è facile amarsi se nessuno ti rimanda l’immagine”.

Ed è così che dovrebbero essere due anime gemelle: non simili ma complementari.
Come alfa e omega. Ecco il significato altro di quella “A”, alfa.

Alfa e omega, il principio e la fine, ossia Dio, l’Eterno e dunque l’amore celeste che è l’amore spirituale, l’amore che salva.
André difatti non stava vivendo altro che una morte spirituale.



Il terzo e ultimo personaggio del film è la città di Parigi.
Location scelta né per una questione storica né per questione di riscatto.

L’intento è il bisogno di far scoprire al protagonista maschile la bellezza che lo circonda, riflesso di ciò che ha dentro e che lui non vede.
Come dichiarò lo stesso Besson, il film avrebbe potuto essere girato ovunque.

Perché la bellezza si nasconde ovunque, basta saper osservare.

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Claudia De Marino

   

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