Brazil: sogni infranti e giochi di potere mentre suona la felicità

Brazil è un film di Terry Gilliam del 1985 che s’inquadra in una fantascienza atipica e surreale di stampo kafkiano che fonde assieme commedia, tragedia, noir e fantascienza come mai era accaduto prima.

Il film è una satira spietata contro la burocrazia e la massificazione dell’individuo con sprazzi di assoluta genialità e di “preveggenza” allora impensabili per quegli anni.

 Terry-Gilliam-Brazil
Terry Gilliam

Il merito di Terry Gilliam (ex appartenente del gruppo dei Monty Python) è stato quello di aver donato al film “la leggerezza” e l’ironia tipicamente british che sovrasta un po’ tutto il film e che trae la propria forza nelle scene apparentemente più ossessive e angoscianti.

In breve si narra che in luogo qualunque del XX° secolo, la vita metodica e grigia di Sam Lowry, un impiegato ossessionato da una madre sempre sotto i ferri della chirurgia estetica e da un lavoro alienante per il Dipartimento Informazioni, entra in crisi quando incontra una donna (Greist) simile a quella che insegue nei suoi sogni, nei quali ella si trasforma in un angelo.

L’inevitabile storia d’amore funziona, più che da fulcro per la storia, come movente per muovere i personaggi in questo caleidoscopico mondo.

Brazil è un’opera debordante dove il gusto per lo sberleffo dei Monty Python (di cui Gilliam fu leader) trova modo di funzionare al meglio nella descrizione di un mondo inumano e angosciante, volgare e assurdo, sottolineato per contrasto dalla musica che dà il titolo al film, rispetto a una realtà invivibile tra sogni infranti e giochi di potere.

Costruito per blocchi narrativi girati con uno stile deformante (i sogni, l’incontro al ristorante con la madre, la vita nel ministero ecc.), il film mescola momenti di cupo pessimismo ad altri più aerei e svagati.

Il Governo Centrale, però, non controlla ancora i sogni e così, tra errori e varie peripezie, tra ribelli che lottano contro il sistema e la paura di affrontare le proprie paure e ossessioni, il nostro impiegato affronterà le brutture della società dittatoriale in una discesa infernale di dantesca memoria dove il potere ucciderà la donna e imprigionerà l’uomo, a cui non resterà che sognare il suo ultimo volo libero.

Brazil sogni infranti

La dissonanza tragicomica fra sogno e realtà, aspirazioni e frustrazioni del protagonista, interpretato da un mai più così bravo Jonathan Pryce, è sublimata dalla scelta del motivetto ricorrente, “Aquarela do Brasil”.

La canzone popolare brasiliana di Ary Barroso riplasmata per l’occasione in decine di variazioni dal compositore Michael Kamen ne ha fatto lo scheletro della colonna sonora.

Nota finale. Dire che il capolavoro di Gilliam è un adattamento mascherato del libro di Orwell è un’ingiustizia nei confronti del film.

Il binomio burocrazia-spersonalizzazione è originale, sia come scrittura che come messa in scena visiva. L’aspetto sensoriale più immediato del film, in effetti, ha un’importanza fondamentale.


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