Equilibrium: sono i sogni e le emozioni a dar colore alla vita

Equilibrium è un film fantascientifico del 2002, scritto e diretto da Kurt Wimmer, ambientato in un futuro distopico, le cui scene esterne sono state girate in gran parte e non a caso tra Berlino e Roma.

L’iconografia della pellicola riprende infatti lo stile e l’architettura della Germania nazista.

Questo perché in seguito alla catastrofe di una terza guerra mondiale scoppiata nei primi anni del ventunesimo secolo, la città-stato Libria, nel 2072, vive sotto il regime di un carismatico dittatore definito Il Padre.

L’orrore della guerra ha portato ad una drastica soluzione: la totale eliminazione delle emozioni, ritenute la causa di ogni male per l’essere umano.

Ogni cittadino è così costretto ad assumere quotidianamente un potente farmaco che li inibisce: il Prozium.

Si eliminano in tal modo rabbia, avidità, odio, invidia, rancore e ogni sentire negativo sacrificando però anche emozioni come la compassione, la gioia, l’amore.

Stroncato dalla critica, il film si apre con una scena d’azione in cui, con il dinamismo e l’estetica del Kata della Pistola con cui sono stati addestrati i Cleric (corpo speciale di polizia), gli stessi fanno irruzione all’“inferno”, cioè all’esterno, dove ci sono i “colpevoli di emozioni”, i ribelli che si emozionano ancora ascoltando musica, conservando e osservando quadri e portando avanti un’ostinata resistenza che spesso li condurrà alla morte.

E’ bandita dunque ogni forma d’arte e di bellezza.

Avremo qui la prima fredda impressione di Christian Bale, nel film John Preston, il più esperto tra i Cleric, stimatissimo dai colleghi e dal regime per abilità, spietatezza e inflessibilità.

(L’uomo ha due figli ed è vedovo: quattro anni prima, infatti, sua moglie è stata arrestata e bruciata viva semplicemente perché amava suo marito, senza che tutto ciò suscitasse in lui la minima reazione emotiva).

Dopo l’irruzione, il suo collega Partridge deciderà di tener con sé un libro di poesie di Yeats: “He wish for the cloths of Heaven” e sarà lo stesso Preston ad ucciderlo spietatamente quando lo sorprenderà a leggerlo.

<<Tu non sogni, Preston?>>

Le parole di una poesia di Yeats non basteranno per salvare la vita di Partridge ma presto qualcosa cambierà in John.

Partridge-Yeats.jpg

Una mattina, infatti, il protagonista rompe inavvertitamente la fiala di Prozium che stava per iniettarsi e va al lavoro senza essersi impermeabilizzato alle emozioni.

Lui e i colleghi fanno irruzione in casa di Mary O’Brian, ribelle, colpevole di emozioni e collaboratrice della resistenza e la arrestano.

Dopo questo incontro, il protagonista continua di nascosto a non prendere il Prozium.

Equilibrium-Mary-Preston

Nei giorni successivi, il suo atteggiamento nei confronti delle regole che sono sempre state la sua ragione di vita diventa ambivalente, mentre il suo essere viene a poco a poco travolto da un angosciante trionfo di emozioni: il rimorso per la morte della moglie, il senso di colpa per le uccisioni da lui compiute in nome del regime, la tenerezza per un cucciolo di pastore bernese salvato nel corso di una retata ed infine l’attrazione fatale per Mary O’Brian, condannata a morte così come la moglie.


Da questo incontro nascerà quella che è, a mio avviso, la scena più significativa del film, quella su cui riflettere.
Perché, in fondo, per cosa viviamo?




Nel finale, Preston, dopo essere riuscito ad ingannare il regime con un trucco doppiogiochista, si ritroverà ad attraversare un corridoio, dove, senza batter ciglio e con le abilità del Kata della Pistola ucciderà un numero indefinito di uomini, fino a giungere al suo capo e scoprire che in realtà Il Padre era solo un ologramma.

Non avrà rimorsi nel finire il suo capo, Preston.
Ha innanzi ai suoi occhi l’immagine di Mary messa al rogo quando gli spara; lasciando trionfare così l’amore e soprattutto la giustizia.

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