I have a dream: rivisitazione discorso di Martin Luther King

<<E perciò, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno: che un giorno questa Terra si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità: che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno gli stati colmi dell’arroganza dell’ingiustizia, colmi dell’arroganza dell’oppressione, si trasformeranno in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che gli uomini vivranno un giorno in una Terra nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. 
Ho davanti a me un sogno, oggi!


Con questa fede si può lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.
Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi.

Risuoni quindi la libertà ovunque>>.

Questa è una rivisitazione del
Discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963 da Martin Luther King.


Nel 2019, dopo tante lotte per l’inclusione, ancora si parla di diversità, tolleranza, accettazione.
Ancora c’è chi è spaventato dal “diverso”. E la paura fa alzare muri d’incomprensione.

Nel 2019 il mondo non è ancora a colori.
I colori della pace.
I colori della pace, però, non sono quelli di una bandiera arcobaleno.
 La pace, la libertà, l’amore non hanno bandiera.

A sventolare forte dovrebbe essere solo il soffio del cuore che richiama fratellanza.

Perché, chi è diverso?

     Amo la parola “umano”; la amavo quando camminando sola per le strade un barbone mi chiedeva di offrirgli un caffè e lo prendevamo insieme, l’amavo quando un amico con cui avevo interrotto i rapporti mi telefonava perché era in difficoltà e correvo da lui senza rancori, l’amavo quando un ragazzo nero mi salutava fuori casa ed io ricambiavo con un sorriso e una stretta di mano.

Diversa è la concezione che si ha appunto della parola “umano”.

Che un barbone, un nero, un disabile, un gay debbano essere derisi, giudicati, definiti diversi da chi, probabilmente, non ha cuore, mi fa pensare semplicemente che il mondo sia capovolto.

Allora, ascoltiamo il cuore, abbattiamo i muri che ci separano dalla realtà e ci accorgeremo che non abbiamo bisogno di nomi, definizioni; che l’unione deriva dalla comprensione e non dalla tolleranza o dall’accettazione; così costruiremo ponti che ci accompagneranno verso un futuro migliore, verso un mondo di pace, dove non ci saranno accessi vietati, luoghi appositi per i cosiddetti diversi.

Abbracciamo le differenze e scopriremo la bellezza della vita, di donare, arricchendoci.

i have a dream,martin luther king

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