Keith Haring: l’arte dell’amore incondizionato

Keith Haring, figlio di un fumettista, si avvicina all’arte, spinto dall’amore per l’irreale, dalla passione per i fumetti e dalla creatività suggerita dal foglio bianco.

Dopo essersi iscritto a diversi istituti artistici, che però poco lo soddisfacevano, capì che la sua vera strada … era la strada.

Mentre frequentava la School of Visual Art di New York,  iniziò a realizzare graffiti nell’Underground della metropoli, riscuotendo parecchio successo sia tra i giovani newyorkesi, sia tra le caserme delle forze dell’ordine, dove puntualmente finiva a causa dei suoi disegni su muro.

Keith Haring è stato uno degli esponenti più singolari del graffitismo di frontiera, emergendo dalla scena artistica newyorkese durante il boom del mercato dell’arte degli anni ottanta insieme ad artisti come Jean-Michel Basquiat, tanto che i suoi lavori hanno rappresentato la cultura di strada della New York di quei decenni.


L’arte abbandona ogni pretesa intellettualistica ed elitaria e si avvicina alla massa, trae linfa dalle strade, dai supermercati, dalla televisione.

L’artista diventa un personaggio pubblico ed è il primo mezzo di comunicazione della propria arte.

Egli sovente dichiarava:
“Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare”

Dai primi anni ’80, il resto è stato storia: Haring girò il mondo da New York a Berlino, da Parigi a Tokyo, stazionando spesso in Italia, dove fu autore di diverse perle tra cui il murale denominato Tuttomondo.

Keith Haring


Sulla falsariga del suo modello inconscio Andy Warhol, trasmetteva e inventava un nuovo linguaggio urbano, costituito da sagome quasi infantili o primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che si rifà palesemente al fumetto.

Nell’aprile del 1986 Keith Haring apre il Pop Shop, a New York.
 
Ormai è un artista affermato, acclamato in tutto il mondo .

Bizzoso e trasgressivo, per l’artista ciò significava libertà di gestione personale, che nel suo caso si traduceva in una vita sempre più sregolata, soprattutto dal punto di vista sessuale.

D’altronde lo stesso Haring non nascondeva la sua omosessualità, anzi ne andava fiero.

Nel 1976 a San Francisco frequentava abitualmente Castro Street (celeberrima strada facente parte del quartiere Castro della città, rinomato per essere il cuore della comunità gay californiana) tanto da prendere parte a diverse manifestazioni pro diritti gay e anti-omofobia.

Tornando alla sua arte, tutti conoscono le sue figure antropomorfe.

In effetti la fortuna del writer è stata proprio la creazione di esse e del mondo che le circonda: gli omini di Keith Haring, colorati e gioiosi, si abbracciano, si amano fondendosi tra loro in un unico essere.

In fondo non è difficile notare in queste figure la sua visione dell’amore, che non vede differenze di sesso, razza e altro: Heart, uno dei più celeberrimi disegni di Haring non a caso raffigura due omini, di cui è impossibile prescinderne il sesso, che danzano sulle note dell’amore, quell’amore raffigurato alle loro spalle da un grande cuore rosso pulsante.

Non si può distinguere il sesso di questi omini. Potrebbero essere un uomo e una donna, due donne o due uomini, fatto sta che innalzano un cuore; il simbolo dell’amore.

Questo ci fa capire che non è importante il sesso o la razza, è importante che ci sia l’amore.

Siamo tutti uguali quando amiamo e chi poteva mandare al meglio questo messaggio se non Keith Haring?


QUI IL QUADRO


Nel 1988 gli venne diagnosticato l’AIDS.
 Con un colpo a sorpresa annunciò lui stesso la sua triste condizione in un’intervista a “Rolling Stone”.

Nel 1989, pochi mesi prima di morire, fondò la Keith Haring Foundation, che si propone tutt’oggi di continuare la sua opera di supporto alle organizzazioni a favore dei malati e dei bambini con problemi, oltre che a quelle impegnate nella lotta all’AIDS.


Il 16 febbraio 1990, Haring muore all’età di 31 anni.

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